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L’azzardo della riforma

Il popolo degli Slot Mob si da appuntamento a Roma il prossimo 23 maggio, mentre ci si avvicina alla centesima replica di un’iniziativa che, con caratteri diversi per ogni territorio ma con il comune intento di dire ‘no’ all’azzardo, in poco più di un anno ha coinvolto oltre 20 mila persone.
Espressione spontanea e reazione da parte dei cittadini “a una cultura e ad un’economia dell’azzardo che si affermano sulla pelle dei più fragili”.
“Il governo ha ascoltato una sola voce”. L’annuncio della data del 23 maggio arriva a pochi giorni dal decreto fiscale che, in materia di azzardo, ha tradito su tutti i fronti le aspettative degli attivisti, appoggiate sulle rassicurazioni avute, in un incontro recente, dal sottosegretario al ministero dell’Economia Pierpaolo Baretta. Ora che con il decreto fiscale si sono aperte tutte le porte ai concessionari dell’azzardo, che gli enti locali non potranno più porre limitazioni di distanza e orari, ora che la pubblicità sarà vietata nella fascia oraria 16-19 con il limite che viene meno nei canali sportivi e sugli altri canali quando gli incontri hanno rilevanza nazionale o internazionale, e che i concessionari dell’azzardo potranno apporre il loro logo e sostegno anche in caso di eventi e su magliette che riguardano minorenni, nel movimento si respira aria di insoddisfazione e delusione.

“Non siamo delusi perché si favoriscono le lobby dell’azzardo – chiarisce l’economista Luigino Bruni, docente alla Lumsa e una delle anime dello Slot Mob -, ma perché questo decreto è la dimostrazione che il governo non ha la forza di cambiare. I luoghi della politica sono altri. Questo governo, mi sembra, può fare poco per le cose importanti per la gente. Il sottosegretario all’Economia Baretta ha promesso, ma il governo non comanda”. Parla anche di “incompetenza sulla complessità dei fenomeni”, Bruni: “L’intreccio di impotenza e incompetenza fa si che nulla cambi”. Per l’economista “il potere sbandierato dalla politica è tutta una messa in scena, il vero potere è nelle mani delle potenze economiche e finanziarie”. Vedi Confindustria Gioco, “l’unica voce che il governo ha ascoltato – dice l’economista -, mentre non sono state ascoltate tutte le altre sigle, quelle delle campagne Slot Mob, No Slot, Mettiamoci in gioco, Consulta nazionale antiusura. In un’ora di confronto con il sottosegretario all’Economia abbiamo fatto emendamenti alla bozza discussa con Confindustria Gioco, pensavamo che questi fossero accolti, invece è stato riproposto il testo originale”. Regioni ed enti locali scrivono al governo.

“Le disposizione sui limiti agli enti locali stabilite dal governo gridano vendetta – dice Gabriele Mendolesi, uno dei coordinatori di Slot Mob -. Alcune Regioni hanno fatto normative ottime, e ora con un colpo si spugna le si annulla. Il motivo vero? Il governo non vuole che si riducano le quantità di giocate. E così ovviamente si stroncano le uniche cose che funzionavano sul fronte prevenzione (nel giro di sei mesi decadranno tutte le disposizioni locali), la distanza delle sale slot dai luoghi sensibili – scuole, centri giovanili o per anziani, etc. – e le limitazioni degli orari di apertura”. Comuni e Regioni stanno scrivendo a Renzi perché sembrano profilarsi anche questioni di incostituzionalità: “Una sentenza del 2012 sul gioco d’azzardo sollevava non solo l’aspetto erariale ma associava l’azzardo anche ad aspetti di natura sanitaria, sociale e di ordine pubblico: e qui le competenze sono delle regioni”. Solleva anche un altro aspetto, il coordinatore di Slot Mob: “Mentre molti Comuni scrivono al governo, l’Anci tace.

Perché? Forse perché questo decreto prevede una tassa di scopo legata ad attività di prevenzione e cura. Comuni, terzo settore e Asl ricevono soldi per curare l’azzardo, più si gioca e più si prendono soldi: così si alimenta un circolo vizioso”. Minori tutelati, anzi no. Per quanto riguarda il divieto di pubblicità chiesto dalle associazioni, il governo teme ricorsi e sanzioni dall’Europa per ostruzione al libero mercato. “Il governo conosce bene, noi gliel’abbiamo ricordata, la direttiva europea sul libero mercato dei servizi in Europa che esclude il gioco d’azzardo da questi servizi, date le sue particolarità. Il settore può essere sottoposto a limitazioni se giustificate da interessi generali. E abbiamo portato al sottosegretario all’Economia i nostri studi, i raffronti con alcuni territori della Germania, i precedenti normativi forti. Abbiamo chiesto al governo di mostrarci i propri studi”. La risposta? “Non c’è stata”. Il limite alla pubblicità previsto dal decreto fiscale è “una presa in giro” per Mendolesi. “Il governo dice chiaramente: i minori vanno tutelati, ma di fronte alle multinazionali dell’azzardo e alle televisioni che comperano i diritti delle partite di calcio, non vanno più tutelati”. Insomma, “una riforma disastrosa”. Alla quale si è arrivati “senza un minimo di dibattito pubblico, quando i volumi delle giocate e le problematiche interessano tutti”. In più, denuncia Mendolesi, “il governo ci sta facendo sopra un’operazione di marketing falso: dice che riduce l’azzardo, invece questo non è scritto da nessuna parte. Nei bar italiani ci sono circa 100mila slot, dicono che le toglieranno trasformandole in video-lotterie, ancora più insidiose”.
Che farete ora? “Proseguiamo a fare pressione, per alzare il livello di consapevolezza dell’opinione pubblica. Il 23 maggio saremo a Roma con lo Slot Mob. E poi vorremmo che i media ci mettessero la faccia: l’azzardo è spesso sponsor dei media, ma sarebbe bene che i giornalisti facessero analisi e dicessero come stanno le cose, senza bavaglio. La campagna di analisi e informazione sul decreto fiscale l’abbiamo fatta noi, nessun giornalista importante ci ha messo la faccia”.

Fonte: www.redattoresociale.it