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Ludopatia

Il termine ludopatia è improprio ma è decisamente più usuale nel linguaggio comune tanto che anche il Ministero della Saluta lo usa nel proprio portale.

 Si tratta di una condizione dì notevole gravità che può arrivare a compromettere, anche in modo molto serio, la qualità della vita di una persona e di quella dei suoi familiari ( non sono rari i casi di tracolli finanziari, divorzi, perdita del posto di lavoro, dipendenza da sostanze stupefacenti, suicidi legati proprio alla ludopatia).

Così la stessa legislazione italiana prende in considerazione l’inserimento della ludopatia nei Lea, i Livelli Essenziali di Assistenza, ovvero l’insieme delle attività, dei servizi e delle prestazioni che il SSN eroga gratuitamente o con il pagamento di un ticket indipendentemente dal reddito e dal luogo di residenza.

Da italiano, sapendo come funziona il sistema sanitario,le Asl fanno ben poco se non la parte do emergenza dal momento che la legislatura molto farraginosa non permette una terapia vera, più adeguata a questi tipi di patologie.

Ma andiamo a citare un po’ di numeri, anche se non c’è un numero ben preciso a cui riferirsi. Incassi con giro di denaro da parte dello Stato, con i giochi legali, cartacei, virtuali, oltre alle bische clandestine scoperte annualmente dagli inquirenti. Diverse fonti parlano di circa 2 milioni di “giocatori problematici” (pari a circa il 3% della popolazione). C’è un po’ di confusione riguardo questa definizione, nel senso che alcune fonti considerano il giocatore problematico come un soggetto a rischio ( ma ancora non dipendente dal gioco d’azzardo) mentre altre definizioni considerano tale giocatore affetto da ludopatia.

Il dato del 3% è in linea con quello medio europeo anche se vi sono notevoli differenze tra i vari Paesi: in Svezia, Finlandia e Svizzera il problema riguarda lo 0,02-0,04 % della popolazione mentre in Irlanda la percentuale è molto più alta, circa il 2,2%; negli Usa, invece, la ludopatia interessa il 5% della popolazione.

Il problema sta leggermente peggiorando: 8 anni fa il problema riguardava l’1% della popolazione, mentre adesso la crisi economica non è stata d’aiuto.

Secondo le ricerche effettuate, sono i soggetti di sesso maschile quelli maggiormente a rischio dipendenza; il problrma inizia a presentarsi negli anni adolescenziali mentre nelle donne inizia più tardi. In base a quanto riportato  nel Manuale Statistico-Diagnostico (DSM-IV) usato anche in psichiatria, il soggetto affetto da ludopatia mostra un persistente e ricorrente comportamento di gioco d’azzardo disadattivo, in cui il bisogno di giocare è incrollabile. Affichè si possa parlare di ludopatia devono però essere presenti almeno 5 delle seguenti situazioni:

  • Il giocatore è eccessivamente assorbito dal gioco d’azzardo (rivive di continuo esperienze trascorse di gioco, valuta e pianifica future imprese ed escogita i modi per ottenere il denaro che gli occorre per giocare.
  • Avverte la necessità di puntare somme di denaro sempre maggiori per raggiungere lo stato di eccitazione desiderato.

L’assenza di spirito critico e la mancanza di una sufficiente cultura matematica spinge le persone nell’insieme dei possibili ludopati; affinchè poi la dipendenza si attui veramente, occorre che il soggetto abbia una personalità non equilibrata facile a virare verso comportamenti ossessivo-compulsivi.

Molti pensano che la dipendenza dal gioco sia una malattia. Non sono completamente d’accordo. In primis si tratta di una forte carenza culturale ( e qui sono colpevole le istituzioni con programmi scolastici antiquati) che genera terreno fertile per lo sviluppo della malattia. Così, affermare che può colpire tutti ( o larga parte della popolazione) è una profonda ignoranza del problema.

Una categoria del gioco d’azzardo è definita giochi di abilità: è possibile utilizzare strategie e tecniche che mettano alla prova veramente l’abilità del giocatore; ovvio  che se il giocatore non accetta il risultato, e di conseguenza la sconfitta, si trova già nella fase patologica. Un ragionamento fattomi da una persona con la quinta elementare è stato press’a poco questo: “ma se ti fanno giocare, vogliono guadagnarci. Come posso essere così stupido da pensare di vincere una somma maggiore di quella che via via punto?“. In sostanza aveva capito che una vittoria occasionale (vittoria del pollo) annega in un periodo più o meno lungo e che il bilancio finale è negativo. Non tutti però hanno uno spirito critico così raffinato da usare automaticamente il “Ma se… in ogni occasione in cui mancano informazioni; nonostante questo, per fortuna, non tutti coloro che non hanno un raffinato spirito critico cadono vittime della ludopatia. Il motivo è semplice: in genere hanno una cultura sufficiente per capire che “non conviene”, a volte capendo esattamente cosa si intende per gioco non equo, a volte semplicemente intuendolo (per esempio chiedendosi e informandosi sulla probabilità di vittoria).

Non a caso, fra i matematici gli unici che presentano una ludopatia sono coloro che sono convinti di aver inventato il sistema perfetto per far saltare il banco, di fatto rinnegando la loro cultura.

L’assenza di spirito critico e la mancanza di una sufficiente cultura matematica spinge le persone nell’insieme dei possibili dipendenti. Perché poi la dipendenza si attui veramente, occorre che il soggetto abbia una personalità non equilibrata facile a virare verso comportamenti ossessivo-compulsivi.

Morale: la ludopatia è una condizione che potrebbe essere facilmente limitata se nelle scuole si facesse una prevenzione basata sullo sviluppo della razionalità.

I sintomi della ludopatia

Alcuni autori hanno suddiviso i sintomi del gioco d’azzardo patologico in tre categorie:

  • sintomi psichici
  • sintomi fisici
  • sintomi sociali.

Rientrano nella prima categoria, oltre ovviamente all’ossessione per il gioco, il senso di onnipotenza, la presunzione, l’ansia, l’irritabilità, il nervosismo, le alterazioni dell’umore e della propria autostima, la persecutorietà (ovvero la tendenza a ritenersi perseguitati da qualcuno o da qualcosa in modo irragionevole se non addirittura delirante), il senso di colpa, la tendenza a essere superstiziosi, l’impulsività, la tendenza a minimizzare o a enfatizzare le situazioni (in modo distorto).

Rientrano fra i sintomi fisici i disturbi alimentari, la cefalea, le problematiche relative all’utilizzo di droghe o sostanze alcoliche (spesso il giocatore d’azzardo psicologico è anche dipendente da alcol o droghe), l’insonnia, i tremori, le palpitazioni, l’intensa sudorazione ecc.

Vengono invece annoverati fra i sintomi sociali i danni di tipo economico, morale e sociale nonché le problematiche familiari, le difficoltà nella gestione delle proprie risorse economiche, i problemi lavorativi e l’isolamento sociale determinato dal proprio comportamento.