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L’azzardo legale ha stravolto la microeconomia italiana

di Marco Dotti – 02 giugno 2015

L’azzardo di massa è un rischio per tutti. Anche per le imprese che quei rischi sono professionalmente votate a coprirli: le imprese assicurative. Oggi, dinanzi a un sistema impazzito, che in piena “legalità” raggiunge un fatturato di 84,4 miliardi di euro l’anno bisogna porsi ben altro che delle domande. Bisogna porre in atto azioni concrete. Forse qualcosa inizia a muoversi anche in questo settore: se ne parla in un convegno No Slot il 4 maggio al Centro San Fedele di Milano.
Nel 2014, stando ai recentissimi dati dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, il fatturato della catena dell’azzardo legale è stato di 84,4 miliardi.

Il machine gambling, l’azzardo diffuso, sfrenato, massimizzato oltre ogni limite attraverso le macchine, macchine rappresentate in Italia – dove i videopoker sono illegali – da slot e videolottery, ha fatturato da solo metà di questi 84,4 miliardi. Per la precisione: 46 miliardi e 770 milioni di euro, così ripartiti:

– le slot machine – che si trovano ovunque, dai bar alle sale d’attesa delle stazioni – hanno incassato in un anno 25 miliardi e 382 milioni di euro;

– le videolottery – che sono dislocate solo e unicamente in apposite sale gioco – 21 miliardi e 388 milioni di euro.

Un dato spaventoso, se comparato – ad esempio – con le gioiose previsioni del Ministro dell’Agricoltura Martina che ha previsto per il 2015 un export del settore agroalimentare pari a 30 miliardi di euro.

Oggi, in Italia, risultano attive 328.000 slot machine (chiamate anche new slot o awp) distribuite in 120.000 esercizi, senza esclusione di tipologia commerciale o necessità di una specifica licenza e 51.000 distribuite in 4.600 sale gioco specificamente dedicate a queste macchine.

Il che significa che i punti di proliferazione dell’azzardo e di moltiplicazione dei flussi di fatturato in Italia sono capillari, diffusi. Così come capillare e diffuso è il rischio che ne consegue.

Rischio per i “giocatori”, per le loro famiglie, ma anche per i quartieri, le comunità, i paesi e le città che al loro interno hanno questi bancomat a cielo aperto che da un lato succhiano denaro al malcapitato di turno, dall’altro costituiscono un facile bersaglio di furti e rapine. Anche con presa di ostaggi: si pensi a quanto è successo due settimane fa a Orzinuovi, in provincia di Brescia, dove 20 persone sono state “sequestrate” all’interno di una sala giochi.

L’azzardo di massa è un rischio per tutti. Anche per le imprese che, professionalmente, si occupano del settore rischi. Negli Stati Uniti, molte aziende assicurative hanno già rinunciato a coprire i casinò di Las Vegas nel caso di un’azione legale per “induzione alla patologia”. Ma non solo, anche a fronte della mole di denaro mossa dagli stessi casinò, hanno cominciato a diversificare radicalmente le classi di rischio e, in molti casi, a non assicurare più, tanto elevato era quel rischio. Non solo: mossi da un’opinione sempre più informata e critica, così come era accaduto per le campagne di pressione sulle banche in tema di armamenti, i risparmiatori hanno cominciato a esercitare i propri diritti chiedendo a banche e assicurazioni di rinunciare al finanziamento di fondi e società che traggono profitto in forma diretta o indiretta dal sistema dell’azzardo legale.

 

Un sistema, quello dell’azzardo legale, che a differenza di quanto avviene negli Stati Uniti dove l’azzardo è in gran parte confinato in resort o casinò, in Italia ha visto la proliferazione del machine gambling e gli spaventosi fatturati del settore incidere epidemicamente sul tessuto microeconomico e, di conseguenza, sul sistema del credito e del debito. Questa mutazione ha ha modificato entità e grado di rischio dei flussi finanziari, aumentando tanto la cosiddetta “sinistrosità” quanto la penetrazione della criminalità comune e organizzata, con effetti negativi sull’equilibrio economico delle singole imprese.

Per queste ragioni, proprio Italia il problema inizia a essere sentito, sia sul piano etico che sul piano pratico. E si inizia a parlarne. Ecco allora che il 4 giugno, mercoledì prossimo, alle ore 10, al Centro San Fedele di Milano (Piazza San Fedele 4), proprio questa mutazione e il correlativo “Che fare?” saranno al centro di un convegno No Slot (il programma lo trovate allegato in calce all’articolo).

A muoversi, per capire e agire, è il gruppo Unipol, che ha deciso di impegnarsi nel contrasto al gioco d’azzardo, patologico e non. Il “come” sarà, appunto, oggetto del convegno (qui in calce trovate il programma), al quale parteciperanno il sociologo Maurizio Fiasco, il criminologo Mauro Croce, lo psicologo Simone Feder, il vicesindaco di Milano Ada Lucia de Cesaris, Stefano Boni di Confesercenti e Pierluigi Stefanini presidente del Gruppo Unipol.