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Il Gioco D’azzardo patologico

A cura della
Dott.ssa Giuliana Rubano
Psicologa Psicoterapeuta 

La nuova edizione del manuale diagnostico-terapeutico delle malattie psichiatriche dell’American Psychiatric Association, DSM-5, ha riclassificato il gioco d’azzardo patologico (GAP) nell’area delle dipendenze per le similarità tra il GAP e le dipendenze da alcol e altre sostanze d’abuso. Il disturbo in questa nuova edizione viene definito “disordered gambling” (gioco problematico), commettere atti illegali quindi non è più considerato uno dei criteri per la diagnosi del gioco d’azzardo patologico.

Il gioco d’azzardo patologico (ludopatia, gambling patologico) è caratterizzato dalla persistente incapacità di controllare e di resistere all’impulso di mettere in atto comportamenti finalizzati al gioco d’azzardo. La persistenza e l’intensificazione di tali comportamenti (scommesse e puntate divengono sempre più alte e rischiose così da far provare livelli di eccitazione progressivamente maggiori) determinano con il passare del tempo rilevanti ripercussioni sull’adattamento familiare, sociale, affettivo, lavorativo, fino a innescare, in alcuni casi a un deterioramento irreversibile degli stessi. Può inoltre instaurarsi una modalità comportamentale circolare, che induce a continuare a giocare nell’intento di annullare le perdite, innescando un pericoloso circolo vizioso in grado di cronicizzare una situazione già critica. Nei casi più gravi, l’esaurimento del credito disponibile può indurre a ricorrere a prestiti da usurai, frodi o furti al fine di procurarsi il denaro necessario per giocare. Sintomi, decorso e complicanze del disturbo sono pressoché

analoghi a quelli dei disturbi da uso di sostanza, compresi fenomeni specifici (craving, assuefazione, tolleranza, astinenza) e aspecifici (depressione, irritabilità, astenia, disturbi delle funzioni cognitive, incremento della quota di ansia generalizzata, disturbi somatoformi, disturbi del ritmo sonno-veglia). Custer 4, ha identificato sei diverse tipologie di giocatori:

  • giocatori professionisti: si mantengono con il gioco d’azzardo che rappresenta per loro una vera e propria professione. Non sono dipendenti dal gioco, per questo riescono a controllare l’ammontare di denaro scommesso e il tempo speso a giocare;
  • giocatori antisociali: attraverso il gioco d’azzardo ottengono denaro in maniera illegale; giocano con carte segnate o sono coinvolti in corse truccate;
  • giocatori sociali occasionali o ‘adeguati’: giocano per divertirsi e per socializzare e il gioco non interferisce con la loro vita;
  • giocatori sociali ‘seri’ costanti: investono tempo nel gioco, che rappresenta la loro principale forma di relax e di divertimento; sono in grado di mantenere il controllo sulla loro attività di gioco e non trascurano lavoro e/o famiglia;
  • giocatori per ‘fuga’ e per ‘alleviamento’ senza sindrome da dipendenza: riescono tramite il gioco ad alleviare sensazioni di ansia, depressione, solitudine e noia; più che una risposta euforica il gioco è per loro un potente analgesico che aiuta a non pensare alle difficoltà;
  • giocatori compulsivi con sindrome da dipendenza: non hanno più il controllo del gioco che è diventato per loro la cosa più importante; non riescono più a smettere di giocare, indipendentemente dalla loro volontà e dal loro impegno. Famiglia, amici e lavoro sono negativamente influenzati dall’attività ludopatica. Che si possa essere dipendenti da un comportamento come il gioco d’azzardo allo stesso modo in cui si può essere dipendenti da una sostanza rimane peraltro questione molto controversa. Nel DSM-5 l’APA ha, almeno in parte, basato la decisione di inserire il gambling patologico tra i disturbi da uso di sostanze facendo riferimento a dati recenti secondo i quali i gambler presentano alcune alterazioni biochimiche simili a quelle dei tossicodipendenti da sostanze, e sia questi sia i giocatori d’azzardo patologici traggono beneficio dalla terapia di gruppo e da una graduale disassuefazione.

Il profilo personologico del giocatore d’azzardo patologico non sembra possedere caratteri particolarmente specifici,

mentre sono evidenziabili alcuni tratti a comune con altri tipi di dipendenza, quali elevata impulsività, ridotta resistenza allo stress, facilità al discontrollo, bassa autostima, sentimenti di solitudine, deficit cognitivi con difficoltà di concentrazione, dimensioni presenti nell’area borderline, narcisistica e antisociale. I giochi che sembrano indurre dipendenza in modo più rapido sono quelli che consentono la maggiore ‘prossimità’ spazio-temporale tra scommessa e premio, quali ad esempio slot-machine, gratta e vinci, roulette.

Entrambi i sessi possono essere colpiti: nella donna si nota un picco tra i 40 e i 50 anni, mentre nell’uomo si hanno due picchi significativi, il primo in età giovanile (intorno ai 20 anni) il secondo intorno ai 40 anni.

 

Come intervenire

Il giocatore patologico rifiuta la propria condizione non ascoltando l’invito dei familiari a intraprendere una terapia, questo accade fino a quando le perdite economiche e dei rapporti interpersonali non lo pongono in una situazione di disagio da cui è possibile risollevarsi soltanto affidandosi a specialisti esperti nel trattamento di questo tipo di dipendenza.

La ludopatia essendo una malattia psichiatrica deve essere trattata fin dai primi sintomi in modo da poter aumentare le possibilità di risolvere il problema in tempi brevi, in modo da evitare complicazioni personali e familiari con un peggioramento del benessere psicofisico, difficoltà lavorative e, talvolta, problemi con la giustizia.

Un intervento efficace per affrontare la ludopatia si basa su interventi psicoterapici, come la terapia cognitivo-comportamentale, focalizzata sull’analisi dei meccanismi alla base della dipendenza e sull’individuazione di strategie pratiche che permettono di gestirla nella vita quotidiana. L’obiettivo è rimuovere false credenze che sostengono la dipendenza e sostituirli con altri più realistici che permettono di combatterla. Generalmente, questo tipo di intervento richiede alcuni mesi per portare a miglioramenti tangibili e, da solo, può risolvere le forme di gioco “problematico” lieve o moderato.

Per i casi di ludopatia più severa (specie se associata a stati ansioso-depressivi o ad altre patologie psichiatriche), accanto alla psicoterapia, è indispensabile una terapia farmacologica che, sulla base del profilo psicopatologico del giocatore, può prevedere la somministrazione di antidepressivi o di stabilizzatori dell’umore. I primi sono di norma preferibili se la ludopatia è associata a sintomi ansioso-depressivi, mentre verso i secondi ci si orienta in caso di comorbilità con disturbo bipolare o disturbi di personalità con tratti impulsivi/maniacali.

E’ molto importante avere il supporto dei familiare e amici durante il percorso di cura, rafforzandone la motivazione al trattamento e offrendo comprensione, in modo da facilitare il recupero.

 

Bibliografia

Journal of Psychopathology 2015

Behavioral addiction: clinical and therapeutic aspects

  1. Marazziti, S. Presta, M. Picchetti, L. Dell’Osso