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L’Avvocato al tavolo… ma non da gioco.

L’azzardopatia o gioco d’azzardo patologico è un disturbo psicopatologico che pregiudica sia lo stato di salute fisica sia psichica del giocatore; un desiderio ossessivo che diviene malattia e che induce il soggetto ad una coazione a ripetere per la quale giocare denaro diventa il centro di interesse esclusivo, la passione, l’occupazione, la preoccupazione centrale dell‘esistenza.
Il malato è cronicamente e progressivamente incapace di resistere all’impulso e la disorganizzazione sfocia in una totale mancanza di controllo sulla gestione del denaro.

Per alleviare una situazione finanziaria,resa disperata dal gioco d’azzardo, il giocatore, schiacciato dai debiti, assume comportamenti confusi che nelle peggiore delle ipotesi sfociano nell’assenteismo dal lavoro e nella richiesta di prestiti agli usurai.

Questa l’esperienza diretta dell’Avvocato Alessandro Mariani del Foro di Roma:
“Pochi mesi fa il mio Studio si è impegnato nell’assistenza legale ad un’Azienda che aveva dovuto licenziare un dipendente che sistematicamente si assentava dal lavoro”.
“L’imprenditore considerava il lavoratore un uomo di fiducia, ma a causa delle ripetute assenze dell’ultimo periodo si era visto costretto a licenziarlo”.
“Il lavoratore ha quindi impugnato il licenziamento confidando nella revoca del provvedimento”.
“Seduti insieme ad un tavolo, abbiamo cercato in tutti i modi di salvare il lavoratore dalla perdita del lavoro, nonostante le assenze avessero provocato dei mancati guadagni all’impresa che rischiava di “perdere” quel contratto d’appalto”.
“Insieme al mio collega, incaricato dal lavoratore, siamo arrivati alla conclusione che fosse necessario un percorso rieducativo di progressivo allontanamento dal gioco attraverso l’incontro con dei professionisti così da poter tornare ad essere presente in Azienda e ad adempiere ai propri doveri. Il datore di lavoro si è reso disponibile a cercare punti forti legati al rapporto con il dipendente confidando nuovamente nella persona che conosceva da anni ed alla quale aveva assegnato incarichi di responsabilità ed ha quindi bilanciato le forti potenzialità e le pregiate qualità del lavoratore con la patologia del gioco che lo aveva allontanato dal lavoro compromettendone una parte di esso”.

“Oggi stiamo cercando di “trovare” un nuovo contratto di lavoro ad hoc che possa essere il punto d’incontro delle parti senza ledere la parte debole, sfruttando la nuova normativa del Job Act. Il lavoratore si sta impegnando a tornare ad essere ciò che era prima dell’inizio della malattia attraverso le cure e l’assistenza psicologica ed il datore di lavoro ha ricominciato a sperare nel suo impiegato tornando ad avere fiducia e ad affidargli questioni di responsabilità che non poteva più”.
“Ritengo che non sia sempre possibile ripristinare dei rapporti di lavoro che sono ormai alla deriva, ma ogni caso meriterebbe sempre la dovuta attenzione. D’altronde il caso in esame riguardava l’assenza dal posto di lavoro e non certamente di comportamenti quali il peculato o appropriazione indebita. Ad ogni modo anche queste ultime fattispecie devono essere esaminate caso per caso”.
“Ciò che ritengo fondamentale è che occorre garantire ai giocatori patologici gli stessi diritti riconosciuti ai malati di altre dipendenze ovvero il diritto alla cura gratuita ed il diritto al mantenimento del posto di lavoro durante la cura purché sia accertata la correttezza e la buona fede della parte”.

Avv. Alessandro Mariani Antonio Caruso