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Displidemie

Le dislipidemie o malattie del metabolismo di colesterolo e/o trigliceridi sono un complesso gruppo di malattie del ricambio lipidico caratterizzate dall’aumento dei livelli della colesterolemia, della trigliceridemia o di entrambe. Esse costituiscono il principale fattore causale delle manifestazioni precoci dell’aterosclerosi (infarto acuto del miocardico, ictus, vasculopatie degli arti inferiori) e il loro trattamento rappresenta la base fondamentale degli interventi di prevenzione delle malattie cardiovascolari.

I risultati della ricerca degli ultimi decenni hanno consentito di caratterizzare i differenti tipi di dislipidemia, di definirne i meccanismi fisiopatogenetici e molecolari ed individuare i più idonei trattamenti. Le dislipidemie possono essere il risultato di malattie genetiche che alterano la normale fisiologia del trasporto dei lipidi ( ad esempio le assai diffuse ipercolesterolemia familiare e l’iperlipidemia familiare combinata ), o il risultato di abitudini alimentari e stili di vita non corretti o, infine , la conseguenza della presenza di altre malattie, quali ad esempio il diabete, l’obesità o le patologie della tiroide e dei reni.

Su un fronte apparentemente diverso si colloca la diagnosi di Sindrome Metabolica ovvero la presenza nel soggetto di almeno 3 criteri dei 5 di seguito elencati, (secondo le fonti dell’Adult Treatment Panel III NCEP 2004) : glicemia > 100 mg/dl, Trigliceridemia > 150 mg/dl, HDL < 40 mg/dl (uomo) e < 50 mg/dl (donna), pressione arteriosa >130/85 mmHg,obesità periviscerale >102 cm (uomo) ed 88 cm (donna). In questo caso non sono espressamente presenti alterazioni genetiche dei recettori deputati al metabolismo dei grassi ma i dati della letteratura confermano che il rischio di malattia cardiovascolare aumenta.

Pertanto l’adeguata gestione clinica delle dislipidemie deve necessariamente partire dalla loro accurata caratterizzazione eziopatogenetica che, pur presentando talvolta delle difficoltà, può avvalersi in alcuni casi di consolidati criteri clinici. La necessità di fare una diagnosi adeguata si deve inoltre inserire nel contesto della valutazione del Rischio Cardiovascolare Globale del paziente, che nei pazienti dislipidemici deve rappresentare la guida per le scelte terapeutiche, essendo queste patologie apparentemente asintomatiche o con segni silenti.

L’uso dei farmaci ipolipemizzanti può essere davvero appropriato ed efficace solo a condizione che la diagnosi di queste sindromi sia la più corretta possibile, dopo aver lavorato in gestione clinica integrata con esperti della nutrizione, e che in tutti gli operatori ci sia la consapevolezza dell’elevato rischio aterogeno che le dislipidemie comportano. In aiuto dei medici possono intervenire le Linee Guida di Società Scientifiche internazionali che, pur nella loro completezza, hanno il difetto di non entrare nel merito delle singoli situazioni cliniche limitandosi alla formulazione di generiche linee di indirizzo.

Dunque la possibilità offerta al paziente di sottoporsi ad un semplice prelievo ematico che valuti le variabili biochimiche selezionate ad hoc dallo specialista ( in questo caso definito “lipidologo” ), associato ad un esame non invasivo (ecografia ecocolordoppler) del distretto carotideo per la misura di eventuali ispessimenti degli strati più interni dei vasi esplorati ( segno di aterosclerosi ), corredati da una visita medica condotta dallo specialista e finalizzata a focalizzare la diagnosi tramite un’attenta anamnesi fisiologica e familiare, e il riscontro delle variabili antropometriche ( BMI, PA, Circ.vita ) rappresenta certamente il migliore modo per rendere la medicina maggiormente preventiva più che curativa verso quei danni potenzialmente fatali.